È sempre iniziato tutto dalla curiosità

Sono sempre stato quello che vuole andare dappertutto, provare tutto, incontrare tutti, leggere tutto, sapere tutto. Quale mestiere migliore che scriverne, per continuare a farlo tutta la vita?

All’inizio ho dovuto scegliere e mi sono laureato in una disciplina scientifica. Così ho cominciato aiutando gli altri a capire e dare un senso a quello che viene scoperto o inventato. Scienza e innovazione sono una palestra di comunicazione difficile. Non si smette mai di studiare, bisogna rendere non solo chiare ma anche attraenti cose molto complicate, spesso lontane dalla vita e dagli interessi delle persone. Per questo bisogna provarle tutte. Così, ho fatto la più varia delle carriere: quotidiani, periodici, libri, televisione, radio, multimedia, eventi, musei, mostre. Persino teatro.

L’esperienza più lunga è stata fare l’autore della trasmissione Superquark: è cominciata nel 1994 e non è ancora finita. La scuola di Piero Angela mi ha insegnato la capacità di cogliere l’essenziale di ogni argomento, la sua chiave di lettura, l’idea o la spiegazione capace di dare un senso a tutto il resto.  Ma soprattutto mi ha insegnato che anche gli argomenti più complessi e meno banali possono essere comunicati a tutti, e senza sacrificare il successo di pubblico. Ci vogliono solo più lavoro e più creatività del solito.

Siccome la curiosità non è mai venuta meno, alla comunicazione fatta di parole, o di parole e immagini, ho poi affiancato quella che sposa le parole agli oggetti, alle esperienze o alle opere d’arte. Così, dalle mostre di scienza a quelle di arte e scienza, sono passato anche al racconto dell’arte e della storia, perché il nostro patrimonio culturale perché possa nutrire la mente e la vita di tutti. Oggi infatti musei, luoghi storici, aree archeologiche e singole opere d’arte offrono raramente questa esperienza.

Il grande filo conduttore della mia esperienza professionale è stato però la comunicazione persuasiva dell’innovazione, quella che aiuta le persone a vincere l’inerzia dell’esistente e a scegliere soluzioni nuove e migliori. Per questo a un certo punto ho cominciato a vedere la comunicazione con una prospettiva più ampia. Per questo mi sono rimesso a studiare, questa volta anche economia, psicologia, strategia cognitiva, psicologia sociale, marketing, e ho sviluppato un metodo per affrontare i problemi di comunicazione che è al centro delle mie attività di consulenza e di formazione.

L’idea di base è che per comunicare l’innovazione sia necessario basarsi su come la mente umana sceglie di abbandonare il vecchio per abbracciare il nuovo. Nella sfera pubblica, questo è un processo che parte dai significati percepiti e dalle emozioni evocate, attingendo al proprio vissuto e allo spirito del tempo, e solo dopo arriva a prendere in considerazione caratteristiche e benefici: spesso il contrario del percorso che l’innovatore ha fatto per creare l’innovazione, e che istintivamente propone quando cerca di promuoverla. Per questo il primo passo verso una comunicazione più efficace consiste spesso nel rovesciare il proprio approccio.

Così oggi mi diverto ancora, ma non solo più per soddisfare la mia curiosità per le cose nuove. Mi diverto anche a ricodificare quello che scopro perché anche gli altri possano trovarle non solo belle e utili, ma anche giuste.

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